Meraviglia: un work in progress

Meraviglia, Pemberley Pond

E’ giusto, credo,  per poterne trarre delle conclusioni praticamente scientifiche, tirare le somme di una prima settimana di meraviglia.
Vogliamo partire, però, da un esame del tutto soggettivo e dalla prima impressione predominante che ne è scaturita: ma è passata una sola settimana da quando abbiamo iniziato o tipo un secolo e mezzo?

Ipotesi 1: La meraviglia rallenta il tempo e questo è uno dei suoi super poteri.
Ipotesi 2: La meraviglia all’inizio è così faticosa da trasformare i minuti in eternità.

Noi propendiamo un po’ più per la seconda soluzione, perché sinceramente non sembra possibile che sia passato così poco tempo da quando abbiamo iniziato questa impresa. Forse questa impressione dipende dal fatto di essere costantemente concentrate sulla meta, perché se uno appena si distrae un attimo e si dimentica di essere meraviglioso, ritorna a essere semplicemente il solito rachitico molluscoso se stesso, ripieno di dubbi e ben poco glitter.

Ecco quindi come abbiamo proceduto durante questa settimana:

Fase uno della sperimentazione: quello che abbiamo fatto principalmente è stato concentrarci sulla predisposizione mentale. Così commenti che normalmente potevano emergere formulati a questo modo “guarda un po’ se questa merdaccina che ho appena creato potrebbe andare bene” venivano censurati e prontamente corretti in “guarda un po’ se questo schizzo sublime fa al caso nostro…”. Oppure “boh, sta roba non so…” veniva trasformato in “guarda qui che figata piena di potenziale meraviglioso”. Lo ammettiamo, tecniche un po’ rudimentali, ma da qualche parte si doveva pure incominciare.

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Fase due della sperimentazione: ci siamo concentrare nel portare a termine le cose. Convo o mail fastidiosa che solitamente sarebbe stata rimbalzata all’infinito? BOOM! Affrontata subito di slancio e con chiara eleganza. Lavoro problematico e difficoltà imprevista? TACK! Subito determinazione massima per togliercelo dai piedi il più in fretta possibile. Insomma, è stata caccia grossa alla procrastinazione.

Terza fase della sperimentazione: abbiamo affrontato a viso aperto Facebook (IL MALE) cercando di convincerci che l’espressione “spammona di merda”, così felicimente coniata da qualcuno che sicuramente preferisce rimanere nell’anonimato, era solo una stupida deformazione mentale che andava sradicata. Fasce orarie e picchi di utenza a noi! Programmazioni controllate e mirate guidateci! Tutto all’urlo sovrumano del: FALLO E BASTA!

Quarta fase della sperimentazione: abbiamo affrontato i goal all’incontrario. Ancora una volta è stata Francesca a passarmi un articolo interessante di Nir Eyal sul perché le buone risoluzioni a lungo andare sono destinate a fallire. Okay, se volessimo essere proprio logici dovremmo immediatamente arrivare alla conclusione che anche il proposito di essere meravigliose è destinato al fallimento… perché quanto a goal è davvero enorme. Ma zitti! Fate finta di nulla!
Nir afferma che è inutile mettersi in testa di andare a correre un’ora al giorno per rimettersi in forma. Perché l’idea di andare a correre un’ora al giorno è così debilitante da essere destinata a fallire rovinosamente passato l’iniziale entusiasmo. Come dargli torto? Quindi è inutile imporsi grandi goal, meglio imporsene di davvero ridicoli. Più ridicolo è il vostro proposito… tipo correre per due minuti al giorno… più sarete portati a svolgerlo. Perché chi è quel pirla che non riesce a correre per due minuti al giorno? E così, siccome a me piacerebbe per una volta scrivere tutta intera una di quelle storie che mi frullano in testa arrivando alla parola FINE senza ossessionarmi su infiniti cambiamenti fino all’inevitabile abbandono, mi sono imposta di scrivere una frase al giorno prima di dormire. E così per ora ho fatto. A volte scrivo solo una riga, a volte un po’ di più se mi va. Senza rileggere quanto scritto prima e soprattutto senza possibilità di ritoccarlo. Tra un po’ vi dirò se anche un goal così osceno fallirà miseramente oppure no.

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Eccoci qui quindi a tirare le conclusioni di questa prima settimana di glitter e meraviglia. Ci sentiamo effettivamente più meravigliose del solito? Ovviamente no ASSOLUTAMENTE SI’! Come si dice? Fake it until you make it? Per lo meno una cosa resta evidente: le cose che vanno fatte vanno fatte e basta. Inutile girarci intorno con faccia perplessa, interrogandosi e producendo dubbi infiniti. Meglio farle. Se poi si riveleranno un fallimento almeno le avremo fatte e allora ci impegneremo a farne di altre o in un modo diverso.
Di concreto resta il fatto che durante questa settimana abbiamo lavorato parecchio. Con determinazione e costanza. Le ore sono state riempite di lavoro, e anche se questo non è per forza sinonimo di grandi risultati, noi abbracciamo con tenerezza il vago appagamento che nasce dalla convinzione di aver fatto il proprio dovere. Per il resto si continuerà a provare.

Com’è andata la vostra settimana di meravigliosità? Vi ha portato a risultati sorprendenti ed emozionanti? Vi va di confrontarli? Avanti tutta!

Lalla

 

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3 pensieri su “Meraviglia: un work in progress

  1. Vi amo, punto e basta! <3
    La prima settimana di meraviglia per me si è tramutata in merDaviglia, ma ci sto lavorando, come voi a piccoli passi! Daje, ce la possiamo fare! :)

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  2. Ciao sono Luana! Sono capitata qui per caso in cerca di un po’ di ispirazione e devo dirvi che mi sono divertita moltissimo a leggere i vostri post!! Complimenti per la scioltezza che avete nello scrivere, mi ha colpito molto la storia dell’articolo di Nir Eyal, che è inutile imporsi grandi goal, meglio imporsene di davvero ridicoli, ha perfettamente ragione è davvero così. Passo dopo passo, partire dai più facili e così via! Ho un blog anche io, aperto da poco, se volete dare un occhiata, vi posto il link qui: http://www.luanabcandraw.blogspot.it. Buona giornata e al prox. goal!!

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